Ciao ciao pannolino, un piccolo intoppo!!!

Nel post precedente vi ho parlato dei progressi di Giorgia nello spannolinarsi e vi confermo, a distanza di una settimana, la mia immensa soddisfazione nel riuscire in quest’impresa così delicata. Dopo soli sette giorni,  la topa si è fatta la pipì addosso soltanto questa sera (ma facciamo che non conta perchè l’ho fatta cenare davanti alla televisione mentre guardava La Casa di Topolino, cosa che non faccio mai, in quanto non ho la tv in cucina PER SCELTA…. infatti ha cenato in sala!), ed in questa beata settimana è riuscita anche ad imparare a fare la cacca nel water e a svegliarsi di notte e chiamarmi dicendomi “Mamma pipì!”. Tutto fantastico vero??? Unico intoppo: l’asilo nido. Al nido sono costretta, fin quando la bambina non sarà in grado di usare il vasino in modo autonomo, a portarla con la mutandina pannolino, per una questione igienica, per paura che la bambina si faccia la cacca addosso e si sia costretti a pulirla. “In una comunità di bambini questo è un fatto inaccettabile”. Allora, io non ho esperienza di asili nido ad eccezione di quello che frequenta mia figlia; non so se questa regola valga per tutti gli asili nido, ma mi chiedo perchè, dopo tanti sforzi (magari nel mio caso non proprio tanti) che la mamma e il papà compiono per far passare dal pannolino alla mutanda il proprio figlio, quest’ultimo debba fare un passo indietro ogni giorno all’asilo rimettendosi sto cavolo di pannolino. Mi è stato detto che mia figlia ancora non dice che le scappa la pipì. Perchè allora non chiedere ogni tanto alla bambina “Ti scappa la pipì?” , “Andiamo a fare la cacca?” soprattutto in una struttura come la nostra, dove per otto bambini ci sono tre maestre? E ancora, buttandola sul fatto volgarmente economico: nella retta mensile che noi genitori paghiamo, perchè non può essere compreso anche un servizio di questo tipo? In fondo i nostri figli frequentano queste strutture anche per essere educati, nel rispetto della loro età e del loro grado di apprendimento, e non soltanto “parcheggiati” perchè i genitori devono per forza lavorare. Non me ne vogliano le educatrici, in particolar modo quelle di Giorgia, però questo fatto non mi va molto giù, vorrei un aiuto concreto da parte delle maestre, non un sermone sull’igiene, sui germi e sulla comunità… Siete d’accordo? E ancora, se siete delle maestre, sapreste dirmi se questo tipo di comportamento è prassi o ci si rimette semplicemente al buon senso delle persone? Mi piacerebbe capire dove finisce la regola e dove inizia la collaborazione genitore-educatore. Da entrambi i sensi….
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