Il diritto a sporcarsi

Impariamo dai bambini a lasciarci andare, a non pensare sempre che l’apparire sia più importante dell’essere, impariamo a correre in un prato e rotolarci dentro, impariamo a camminare scalzi nel cortile di casa nostra, a sporcarci con i colori e a toccare il cibo con le mani, impariamo a giocare per terra e non pensare sempre che non stia bene… Impariamo questo e tutto il loro immenso mondo di giochi, di mani e piedini sporchi, di musetti unti, di vestitini macchiati…. Impariamolo, ma soprattutto lasciamo liberi i bambini di farlo! Ci sentiremo molto più liberi anche noi….
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Rrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr…..

Il nostro micio di feltro fa le fusa e fa la nanna in questa fredda giornata nevosa…. Alle porte dell’inverno, anche noi tre,  trascorriamo la domenica in pieno relax e nell’ozio più totale….

Freedom

Dopo le recenti incazzature, questa mattina ho preso una pausa da tutto e da tutti ed ho fatto accompagnare Giorgia all’asilo da mio marito Marco. E’ stato bellissimo poter fare una doccia la mattina, prima di andare a lavoro, come facevo molto spesso prima di lei, e non la sera esausta, dopo averla messa a letto e con un orecchio fuori dalla tendina per sentire se piange visto che mi è sembrato… E’ stato bellissimo fare colazione seduta in santa pace, nel silenzio di casa mia, assaporare con calma il gusto e il profumo del caffè, e non berlo in piedi buttandolo giù, rischiando di brasarmi la trachea con Giorgia attaccata ad una gamba che mi guarda…. E uscire di casa, fare i miei due piani di scale senza il peso degli undici chili santi sulla schiena, che mi sta andando in mille pezzi, e chiudere la porta e il portoncino senza dovermi guardare anche dietro la testa per controllare cosa sta facendo lei in quel momento e dove caspiterina si è andata ad infilare…. Fermarmi in panetteria senza lei da controllare dal vetro del negozio, e fissare apprensiva il suo seggiolino e controllare se piange come una pazza oppure va tutto ok.  Attendere il mio turno tranquilla, senza guardare la panettiera con la faccia iniettata di sangue per la fretta e lo sguardo minaccioso e la gamba che tamburella senza che me ne renda conto. E passare davanti al suo asilo nido, senza dovermici fermare, scaricarla, accompagnarla, farle fare altre scale, svestirla, magari litigare con qualche maestra e salutarla a malincuore, ma anzi, passarci davanti tirando dritto e con il dito medio alzato (bè si, questa mattina ci stava tutto!!!). Insomma, arrivare a lavoro rilassata, senza il cuore che mi batte a mille dalla fretta di timbrare sto cavolo di cartellino.
E sentirmi tremendamente in colpa perchè questa mattina mi è piaciuta da morire e vorrei che fosse sempre così….

Una stagione: l’autunno

Una stagione: l’autunno. Qui da me danno neve fra un paio di giorni, quindi quasi addio autunno.  E allora nostalgia di caldo, di giornate estive, di feste, di queste torte mangiate tra amici, di pantaloncini corti, di bambini mai ammalati, di mare e di tramonti. Anche se l’autunno è indubbiamente la mia stagione preferita, devo ammettere che, alle porte del freddo inverno, qualche volta mi prende il “mal d’estate”…. 

E mando giù….

E’ una questione di fiducia. Non di stronzaggine e neppure di puntiglio. Oggi, come tutte le mattine, ho accompagnato mia figlia all’asilo chiedendo educatamente di NON farla uscire fuori a prendere una boccata di salutare aria che fa tanto bene ai bambini che lo dicono pure i pediatri, perchè con una temperatura di 1°C alle nove di mattina e un recente trascorso di antibiotici con tanto di mezza ricaduta la settimana scorsa non mi sembrava proprio il caso di prendere questa cazzo di boccata d’aria. Morale della favola: alle undici era fuori dall’asilo a prendere questa cazzo di boccata d’aria.

E’ una questione di fiducia. Io mamma ti chiedo espressamente e cortesemente di NON fare una cosa. Ti lascio mia figlia fidandomi di te. Tu fai il contrario di quello che ti chiedo. Perchè sei maestra d’asilo, perchè il pediatra lo consiglia, perchè il quarto d’ora all’aria aperta di legge è consentito. Ma poi questi bimbi mica sono in galera!
Mamma apprensiva? Esagerata? Malfidente? No. E’ solo buon senso. E la necessità di lavorare e il disagio di non avere nessuno che se ne stia a casa con mia figlia quando si ammala.
E’ una questione di fiducia. Quando Giorgia ha iniziato l’asilo nido, a nove mesi e mezzo, mi sono messa completamente nelle mani delle maestre non lamentandomi mai, anche quando avrei dovuto farlo, anche quando non tutto era perfettamente ok. Perchè mi fidavo. Ora non più.
Domani le maestre non porteranno fuori i bambini, ma quando lo riterranno più opportuno si, anche contro il parere della mamma, alla quale, mi sento di dire a questo punto, si sostituiscono come e quando fa più comodo a loro. 
E io che ho bisogno e non ho nessuno mando giù. E mando giù…. 

I diritti naturali dei bimbi e delle bimbe

Partecipate tutti alla splendida iniziativa pensata dal Giorno per Giorno, facendo vivere i diritti naturali dei bambini sempre, in ogni momento, non dimenticandoci mai di quali meravigliosi gioielli dobbiamo aiutare a crescere, i nostri, i più cari e preziosi…
Noi ci siamo! A martedì!
1. IL DIRITTO ALL’OZIO

Siamo in un momento della storia umana in cui tutto è programmato, curriculato, informatizzato. I bambini hanno praticamente la settimana programmata dalle loro famiglie o dalla scuola. Non c’è spazio per l’imprevisto. Non c’è, da parte dei bambini e delle bambine, la possibilità di qualcosa di autogestito, di giocare da soli. C’è bisogno di un tempo in cui i bambini siano soli, in cui imparino a “vivere il sistema delle regole”, imparando da soli a gestire i piccoli conflitti. E questo senza la presenza eccessiva degli adulti. È solo così che si diventa adulti sani.
2. IL DIRITTO DI SPORCARSI

“Non ti sporcare”, una frase tipica del genitore della società del benessere. Credo che i bimbi e le bimbe abbiano il sacrosanto diritto di giocare con i materiali naturali quali la sabbia, la terra, l’erba, le foglie, i sassi, i rametti… Quanta gioia nel pastrocchiare con una pozzanghera o in un cumulo di sabbia. Proviamo ad osservare attentamnete bimbi e bimbe in alcuni momenti di pausa dai giochi organizzati oppure quando siamo in un boschetto… e scopriremo con quanto interesse riescono a giocare per ore con poche cose trovate per terra.

3. IL DIRITTO AGLI ODORI

Oggi rischiamo di mettere tutto sotto vuoto. Abbiamo annullato le diversità di naso, o meglio le diversità olfattive, tipiche di certi luoghi. Pensiamo alla bottega del fornaio, all’officina del meccanico delle biciclette, al calzolaio, al falegname, alla farmacia. Ogni luogo ha un proprio odore: nei muri, nelle porte, nelle finestre. Oggi una scuola, un ospedale, un supermercato o in una chiesa hanno lo stesso odore di detergente. Non ci sono più differenze. Eppure chi di noi non ama sentire il profumo di terra dopo un acquazzone e non prova un certo senso di benessere entrando in un bosco ed annusando il tipico odore di humus misto ad erbe selvatiche? Imparare fin da piccoli il gusto degli odori, percepire i profumi offerti dalla natura, sono esperienze che ci accompagneranno lungo la nostra esistenza.

4. IL DIRITTO AL DIALOGO

Dobbiamo constatare sempre di più la triste realtà di un sistema di comunicazione e di informazione “unidirezionale”. Siamo spettatori passivi dei tanti mass media: soprattutto la televisione. In quasi tutte le case si mangia, si gioca, si lavora, si accolgono gli amici “a televisione accesa”. E la televisone trasmette modelli culturali, ma soprattutto plasma il consumatore passivo. Con la televisione non si prende certo la parola. Cosa diversa è il raccontare fiabe, narrare leggende, vicende e storie, fare uno spettacolo di burattini. In questi casi anche lo spettatore-ascoltatore può prendere la parola, interloquire, dialogare.

5. IL DIRITTO ALL’USO DELLE MANI

La tendenza del mercato è quella di offrire tutto preconfezionato. L’industria sforna ogni giorno miliardi di oggetti “usa e getta” che non possono essere riparati. Nel mondo infantile i giocattoli industriali sono talmente perfetti e finiti che non necessitano dell’apporto del bambino o della bambina. L’abitudine al video-gioco è spesso incentivata dalla stessa scuola che, nel proporre l’introduzione del computer, ne suggerisce l’accattivante utilizzo ludico. E nel contempo mancano le occasioni per sviluppare le abilità manuali ed in particolare la manualità fine. Non è facile trovare bambini e bambine che sappiano piantare chiodi, segare, raspare, cartavetrare, incollare… anche perchè è difficile incontrare adulti che vanno in ferramenta a comprare i regali ai propri figli. Quello dell’uso delle mani è uno dei diritti più disattesi nella nostra società post-industriale.
6. IL DIRITTO AD UN “BUON INIZIO”

Mi riferisco alla problematica dell’inquinamento. L’acqua non è più pura, l’aria è intrisa di pulviscoli di ogni genere, la terra è inquinata dalla chimica di sintesi. Si dice sia il frutto non desiderato dello sviluppo e del progresso. Eppure oggi è importante anche “tornare indietro”. Ritrovato il gusto del camminare per la città, lo stare insieme in maniera conviviale. Ed è questo che spesso i bimbi e le bimbe ci chiedono. Da qui l’importanza dell’attenzione a quello che fin da piccoli “si mangia”, “si beve” e “si respira”.

7. IL DIRITTO ALLA STRADA

La strada è il luogo per mettere in contatto le persone, per farle incontrare. La strada e la piazza dovrebbero permettere l’incontro. Oggi sempre più le piazze sono dei parcheggi e le strade sono invivibili per chi non ha un mezzo motorizzato. Piazze e strade sono divenute paradossalmente luoghi di allontanamneto. É praticamente impossibile vedere bambini giocare in piazza. Gli anziani sono continuamente in pericolo in questi luoghi. Dobbiamo ribadire che, come ogni luogo della comunità, la strada e la piazza sono di tutti… così come ancora è in qualche paesino di montagna o in molte città del Sud del mondo.
8. IL DIRITTO AL SELVAGGIO

Anche nel cosidetto tempo libero tutto è preorganizzato. Siamo nell’epoca dei “divertimento”. I parchi gioco sono programmati nei dettagli. Così accade anche nel piccolo, nei parchi delle scuole o nelle aree verdi delle città, compreso l’arredo urbano. Ma dov’è la possibilità di costruire un luogo di rifugio-gioco, dove sono i canneti e i boschetti in cui nascoondersi, dove sono gli alberi su cui arrampicarsi? Il mondo è fatto di luoghi modificati dall’uomo, ma è importante che questi si compenetrino con luoghi selvaggi, lasciati al naturale. Anche per l’infanzia.

9. IL DIRITTO AL SILENZIO

I nostri occhi possono socchiudersi e così riposare, ma l’apparato auricolare è sempre aperto. Così l’orecchio umano è sottoposto continuamente allle sollecitazioni esterne. Mi sembra ci sia l’abitudine al rumore, alla situazione rumorosa al punto da temere il silenzio. Sempre più spesso è facile partecipare a feste di compleanno di bimbi e bimbe accompagnate da musiche assordanti. E così è anche a scuola. L’emblema di tutto ciò è dato da coloro che si spostano alle periferie delle città e a piedi o in bicicletta si portano nella natura per una bella passeggiata con le cuffie dell’Ipod ben inserite nelle orecchie. Perdiamo occasioni uniche: il soffio del vento, il canto degli uccelli, il gorgogliare dell’acqua. Il diritto al silenzio è educazione all’ascolto silenzioso.

10. IL DIRITTO ALLE SFUMATURE

La città ci abitua alla luce, anche quando in natura luce non c’è. Nelle nostre case l’elettricità ha permesso e permette di vivere di notte come di fosse giorno. E così spesso non si percepisce il passaggio dall’una all’altra situazione. Quel che più è grave è che pochi riescono a vedere il sorgere del sole e il suo tramonto. Non si percepiscono più le sfumature. Anche quando con i bambini usiamo i colori non ci ricordiamo più delle sfumature. Il pericolo è quello di vedere solo nero o bianco. Si rischia l’integralismo. In una società in cui le diversità aumentano anziché diminuire, quest’atteggiamento può essere realmente pericoloso.

Cerchiamo insieme di guardare il mondo con gli occhi dei bimbi e delle bimbe.